Acclimatazione: come prepararsi e cosa aspettarsi
Scopri i consigli pratici del nostro team su idratazione, ritmo e gestione dei sintomi per goderti l'avventura in sicurezza.

In Sud America, se percorriamo strade o sentieri che attraversano la Cordillera, spesso ci si trova a raggiungere quote che in Europa non si raggiungono.
Passare da 2’500 m a 4’200 m nel giro di poche ore espone il corpo ad un ambiente con meno ossigeno di quello a cui è abituato. Non è un problema che riguarda solo gli alpinisti ma succede a tutti: chi pedala e chi cammina.
Capire come funziona l’acclimatazione è molto importante per poter vivere bene qualsiasi avventura in quota
Il Mal di Montagna: cos'è e perchè succede
Salendo in quota, la pressione atmosferica diminuisce e l’aria contiene meno ossigeno per ogni respiro che facciamo. Il corpo risponde in maniera automatica aumentando la frequenza respiratoria e il ritmo cardiaco, si modificano gradualmente gli equilibri dei fluidi sanguigni. Questo processo si chiama acclimatazione e richiede il suo tempo.
Se si sale troppo velocemente, il corpo non riesce a stare al passo. Si sviluppa allora il cosiddetto mal di montagna o anche chiamato AMS (acute mountain sickness): mal di testa, nausea, affaticamento e difficoltà nel dormire. Nella maggior parte delle volte è un po’ fastidioso ma gestibile. Se però viene ignorato e si continua a salire, può evolvere in forme più serie che richiedono la discesa immediata.
Il mal di montagna è importante capire che colpisce tutti, non è una questione di forma fisica.
Tempi di acclimatazione
Non esiste una regola universale ma alcune indicazioni di massima funzionano bene per la maggior parte delle persone. Solitamente sotto i 2’500 m non ci sono problemi, si sale e si dorme normalmente.
Tra i 2’500 e i 3’500 è possibile sentire qualche sintomo lieve. Una o due notti a questa quota, con idratazione ed eventuale ritmo moderato durante l’ascesa, sono generalmente sufficienti per adattarsi.
Tra i 3’500 e i 4’500 m l’acclimatazione inizia a fare la differenza. Un arrivo rapido può portare a sintomi moderati per due o tre giorni. Bisogna ascoltare il proprio corpo ma in linea di massima prima di salire a quote maggiori è consigliato trascorrere almeno due notti a questa quota.
Tra i 4’500 e i 5’500 m si entra in una zona più critica. Se non si è sufficientemente acclimatati è molto probabile che i sintomi si presentino in modo forte. In questo caso la soluzione migliore è scendere immediatamente. Se invece si è acclimatati una notte è considerato il minimo per poter procedere con l’ascesa.
Oltre i 5’500 m anche se si è ben acclimatati è possibile che si manifestino sintomi di mal di montagna lieve. Molte spedizioni sulla Cordillera prevedono, per l’ascesa a quote superiori, campi basi tra i 5’200 e 5’500 dove poter passare la notte per poi effettuare il tentativo di vetta.
Cosa aiuta l’acclimatazione
L’idratazione è fondamentale. Bere due o addirittura tre litri di acqua al giorno in quota è un accorgimento efficace. La disidratazione peggiora notevolmente i sintomi. Il ritmo anche è fondamentale, salire gradualmente senza fretta è la regola d’oro.
Spesso si sente dire “climb high, sleep low”, salire di giorno e dormire più bassi la notte è semplice e funziona bene. Alchol e caffeina sarebbe meglio evitarli nei primi giorni. Entrambi hanno proprietà diuretiche e peggiorano la disidratazione. Infine il riposo, cioè dormire bene prima di salire e rispettare i giorni di acclimatazione, fa la differenza.
Nel caso in cui una persona è molto suscettibile all’altitudine è possibile utilizzare farmaci appositamente studiati. L’Acetazolamide (Diamox) accellera l’adattamento modificando la respirazione e l’equilibrio dei fluidi sanguigni. Richiede la prescrizione medica ed è fortemente consigliato parlare con il proprio medico prima della partenza.
Consigli del team wayra
Scendere non è rinunciare.
Se i sintomi sono intensi, mal di testa che non passa, vomito e grande affaticamento, la cosa giusta è perdere quota e riposare. I cambi di quota improvvisi, frequenti quando si viaggia in bus sulle Ande, sono spesso più impegnativi di una salita graduale a piedi o in bici. Tenere il ritmo basso nelle prime ore dopo un salto di quota è sempre una buona idea.
Non sottovalutare il mal di montagna, ascolta il tuo corpo e non forzarlo.





